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per ogni approfondimento sulla vita e la musica di Franco Cerri, si segnala il libro:
Franco Cerri - in punta di dita” (book+CD)
scritto da Vittorio Franchini
 
DICONO DI LUI...

Dal testo scritto da Matteo Brancaleoni e intitolato “FRANCO CERRI: una storia fra sei corde ”

"...quel suo stile così personale e riconoscibile che ha portato nell’uso comune l’espressione “alla Cerri” per indicare quel modo così caratteristico di suonare.
Quello stile maturato vivendo in prima persona i mutamenti del linguaggio jazzistico, non passivamente, ma al fianco e tramite un confronto diretto con gli innovatori stessi della musica afroamericana.
Un percorso che lo ha portato ad essere stimato dai più grandi musicisti al mondo come Barney Kessel o Quincy Jones.
Un grande fra i grandi del jazz. (Maurizio Franco per la presentazione al Club 7 del disco "Cerri & Cerri", 21 marzo 1994)
Ancora attivissimo nell’attività concertistica e didattica oggi è riconosciuto a livello internazionale come uno dei più importanti stilisti europei della chitarra jazz, citato nelle più autorevoli opere enciclopediche e nelle fondamentali storie della musica e del jazz.
Due dei più importanti critici di jazz al mondo, gli americani Ira Gitler e Leonard Feather, lo inseriscono nella loro imponente enciclopedia biografica (GITLER IRA, FEATHER LEONARD, The Biographical Enciclopedia of Jazz, Oxford University, 2007), così come compare nell’opera, d’altrettanto valore internazionale, di B.D. Kernfeld (KERNFELD, B.D., The New Grove Dictonary of Jazz, Macmillan, 2002).
E’ segnalato fra i chitarristi degni di nota nella History of the Gibson L5 (INGRAM ADRIAN, The Gibson L5. Its History and its players, Centerstream Publications 1997), suo strumento prediletto..."


Da: Antonio Ongarello, "La chitarra... ...alla Cerri!", Ed. G. Zanibon, Padova, 1991

“Dello stile di Cerri ritengo si sia parlato poco e scritto ugualmente poco; eppure è un caposcuola dell'interpretazione Jazz e dell'armonizzazione in particolare."


Da un articolo scritto da Maurizio Franco (musicologo) e contenuto nel sito di “musicaoggi” (http://www.associazionemusicaoggi.it/franco_cerri.htm):

“Uomo pensoso, discreto, teso alla ricerca dell'idea musicale nel rispetto del jazz che sa onorare come sua unica ragione di vita,senza cedimenti o concessioni commerciali. Un linguaggio espressivo, immediatamente riconoscibile, l'entusiasmo rimasto intatto negli anni, la voglia di inseguire sempre nuovi progetti caratterizzano la personalità di Franco Cerri, non soltanto il chitarrista italiano più popolare e autorevole, ma anche uno degli stilisti più importanti del mondo jazzistico europeo, nel quale i grandi chitarristi non sono certo mancati.
Cerri, di formazione totalmente autodidatta, è il classico esempio di artista che si costruisce la propria tecnica non 'in astratto' ma sulla base delle proprie necessità espressive, come del resto è sempre avvenuto nel jazz tra gli artisti più creativi.
Si è formato jazzisticamente con il be-bop, la cui frenesia angosciosa è stata temperata nel tempo dalla ricerca di armonie morbide e suadenti.
Ne deriva un fraseggiare costruito sui contrasti, sulla successione di segmenti melodici anche eterogenei e frutto di un'ispirazione feconda, basata sul feeling del momento, mai precostituita o infarcita di cliché.
Un senso del colore che si applica anche al parametro armonico, da lui padroneggiato con naturalezza, elaborato con accostamenti inusuali ma sempre compatibili con la tonalità del pezzo che sta suonando, dove si evidenzia il suo gusto melodico nella rara capacità di "far cantare" le progressioni di accordi.
Sia negli assolo, sia nel lavoro di accompagnamento, svolto con gusto sopraffino, emerge quella che forse è la sua qualità più preziosa: una formidabile natura ritmica, spontaneamente portata verso lo swing più esplicito e coinvolgente, che si estende anche alla pronuncia delle frasi, al loro respiro interno, al modo stesso in cui vengono attaccate le note”.

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